Restare senza fiato.

È stata questa la reazione avuta ieri alla notizia della morte di Dolores O’Riordan. Sembra sempre surreale. Forse perché la Musica che artisti del genere ci donano entra a far parte di un’epoca, di un vissuto, di ricordi, di istanti. Canzoni che si sfogliano, come un album di fotografie: non se ne ascolta soltanto la melodia ma si rivedono scene ben precise. Avviene una sorta di sdoppiamento e ci si trova al cospetto del “me stesso” di qualche tempo prima.

Con la loro scomparsa, sbiadiscono anche un po’ i contorni di quelle immagini. E fa male.

Mi sono emozionata e commossa leggendo le parole dedicate da Giuliano Sangiorgi a Dolores. Una collaborazione, quella del 2007, paragonata ad un sogno. Leggere sfumature di rammarico nella descrizione di una figura che sembra entrare in studio volando, come se fosse di natura superiore, non umana. Sfiorare attimi, con delicatezza, per non rovinarli. Mantenere una debita distanza, per l’incredulità. “Avrei dovuto ridurle quelle maledette distanze“. Una dimensione onirica in cui, però, c’è spazio per un abbraccio di gratitudine, per lacrime trattenute a stento, per un’immensa carica emotiva e per il suono della voce. La sua voce che conteneva l’estensione dei paesaggi sconfinati d’Irlanda, la potenza ed insieme la malinconia.

La stessa malinconia che, stamattina, rileggendo quelle parole, mi ha fatto riflettere su quanto sia fondamentale vivere ancorati alla realtà anche gli eventi che magari, poco prima, avevamo considerato come sogni, non essendo neppure del tutto sicuri di meritarli davvero. Dobbiamo farlo, per non avere rimpianti. Per essere sicuri di aver abbracciato con tutte le nostre forze e di esserci lasciati stringere, respirando a pieni polmoni, con sollievo.

Solamente dopo ho realizzato che il titolo della loro canzone racchiude esattamente le prima parole uscite dalla mia penna, poco fa. “Senza Fiato”. È tutto scritto nei versi del brano. È la Musica ad essere profetica, ancora una volta.

Senza peso, senza fiato, senza affanno
Mi travolge e mi sconvolgi

Poi mi asciughi e scappi via
Tu ritorni poi mi bagni
E mi riasciughi e torni mia
Senza peso e senza fiato
Non son riva senza te

[…]

Se brillando in silenzio resti accesa dentro me
Se bruciando e non morendo tu rivampi
E accendi me

Alla fine sei tu a chiederlo, a cantarlo, a gridarlo…

Tell me now,
Tell me how
Am I supposed to live without you

Ciao Dolores.

Laura Faccenda

Laura Faccenda

Dopo aver conseguito la laurea in Lettere Moderne e Contemporanee, prosegue gli studi nell’ambito della comunicazione e del giornalismo. Sulle orme delle sue due grandi passioni, la musica e la scrittura, frequenta il workshop di giornalismo musicale organizzato dalla rivista Rumore e il corso in Marketing, Management e Comunicazione della Musica presso la Santeria di Milano. Ha fatto parte della redazione del sito web di notizie e media Spazio Rock, Just Kids Magazine, Vez Magazine e dello staff dell’agenzia media/stampa Bizzarre Love Triangles. Collabora attualmente con la testata MusicAttitude e con Onstage. Lavora anche come copywriter creativa e ideatrice di testi.