05.04.1994 – 05.04.2002

Spesso i numeri sono sinonimo di razionalità, spiegazione necessaria, certa, inconfutabile.
Esistono casi in cui loro sequenza è, invece, il racconto di un destino.
Due nomi: Kurt Cobain e Layne Staley.
Una missione in comune: la Musica, e proprio quella Musica lì: autentica, trasparente, sofferta, cruda, densa di parole, specchio di storie vissute, grotta di fantasmi, rifugio di speranza.
Infiniti i demoni, le deviazioni, le cadute. Il reiterato tentativo di rialzarsi.
Un unico, abissale, vuoto.

Una generazione, insieme a quella che poi ha scelto di abbracciarne l’eredità, che ha ricevuto voce tramite la loro voce. La stessa generazione che ha avvertito la vertigine, il disorientamento, il taglio, il crudele passaggio dopo la medesima scena finale, a distanza di qualche anno, ma in quella città, Seattle, che ha accolto la Vita, ha vibrato di suoni e melodie irripetibilmente distorti, ha pianto, troppo spesso, la Morte.

Tre i brani che, per me, sono da sempre la colonna sonora di questo giorno.
Due dei Pearl Jam.
Immortality, con la dedica di Vedder a poche ore dalla scomparsa: “Che ti piaccia o meno, a volte la gente ti mette su un piedistallo… cadere è molto facile. Nessuno di noi sarebbe qui se non fosse per Kurt Cobain“.

Devo ammetterlo, abbiamo tanti pensieri in testa. È difficile suonare.
Personalmente credo che non dovremmo farlo. È molto strano, ci sentiamo svuotati.

Live a Boston Garden, 10-11 aprile 1994

04/20/02, scritta per Layne con l’accompagnamento di una chitarra, “accordata come se fosse un banjo”. Brano che è diventato la ghost track di Lost Dogs: “Credo che Ed fosse molto arrabbiato e che volesse semplicemente tirare fuori tutto. […] Voleva che restasse nascosta, così avreste dovuto cercarla e rifletterci su” – ricorda Mike McCready.

La terza canzone è Layne, degli Staind.
Qui, secondo me, è racchiuso il significato più profondo di queste due immense esistenze, dopo la morte. Un addio ma, allo stesso tempo, la dichiarazione di gratitudine e riconoscenza. La consapevolezza che certe parole non scompariranno mai, perché ci hanno sentire meno soli, ci hanno reso parte di qualcosa, hanno infuso rabbia, forza, speranza, hanno riaperto e curato ferite.
Ci hanno tenuto in Vita e, più di una volta, ce l’hanno salvata.

So to me you'll never fade,
Your life you gave,
My life you saved

In Loving Memory of  Kurt Cobain and Layne Staley.

Laura Faccenda

Laura Faccenda

Dopo aver conseguito la laurea in Lettere Moderne e Contemporanee, prosegue gli studi nell’ambito della comunicazione e del giornalismo. Sulle orme delle sue due grandi passioni, la musica e la scrittura, frequenta il workshop di giornalismo musicale organizzato dalla rivista Rumore e il corso in Marketing, Management e Comunicazione della Musica presso la Santeria di Milano. Ha fatto parte della redazione del sito web di notizie e media Spazio Rock, Just Kids Magazine, Vez Magazine e dello staff dell’agenzia media/stampa Bizzarre Love Triangles. Collabora attualmente con la testata MusicAttitude e con Onstage. Lavora anche come copywriter creativa e ideatrice di testi.