Ci sono alcune ricorrenze che, in un modo o nell’altro, portano a fermarsi e pensare. Lasciare che, per qualche istante, il tempo scorra su di noi, oltre di noi. Uscirne, come se per un attimo non volessimo farne parte. Confondendo quello che è davvero reale.

Ce lo diceva lui, Chester Bennington nella sua Crawling, “confusing what is real“. Lui che esattamente un anno fa ci lasciava in un giorno particolare, il giorno del compleanno del suo amico Chris Cornell, scomparso poco più di due mesi prima. Stesso destino, stesse modalità, stesse domande. Un ingombrante “PERCHÉ” a cui è difficile, o inutile, trovare risposte. Vorrebbe dire addentrarsi in abissi profondissimi, sconosciuti e, soprattutto, altrui.

Oggi vorrei concentrarmi sul “COME” e sul “QUANTO” questi due immensi artisti abbiano contribuito ad arricchire, valorizzare, emozionare il mondo della musica, un preciso universo musicale che hanno rappresentato ed identificato con voce e cuore.

Chester, poco dopo la tragedia di Cornell, scrisse una lettera in cui gli confessava, come se fossero faccia a faccia, che cosa avesse significato averlo vicino. Si parla di ispirazione, tristezza, gratitudine, talento, rabbia, perdono, amore, cuore infranto: “Sei stato questo, come lo siamo tutti“.

Sì, perché chi si avvicina in modo autentico a certa musica, che sia cantata, suonata, prodotta o “semplicemente” ascoltata lo fa per un motivo che supera qualunque altra inclinazione: melodia e versi creano un incastro perfetto, una sorta di DNA. Si trova e si ritrova se stessi. Ci si specchia. Sin ricollegano fasi della propria vita magari al susseguirsi di un disco dopo l’altro.

Ho riconosciuto sempre delle fasi, appunto, nel percorso di Cornell e Bennington. Quella del principio che esplodeva nell’urlo, nello sbattere i piedi a terra, nello scuotere la testa su e giù al grido accorato di ribellione. La disillusione, la solitudine, il percepirsi immobili, come una roccia, un macigno, attendendo da soli che arrivi qualcuno o, come ho sempre creduto, qualcosa…. anche fosse la più oscura delle chimere, non temendola. Poi il battito di ali della speranza, talvolta impercettibile, che può accendere una nuova luce. La forza derivata dall’amore, dall’empatia, dall’abbraccio dei propri cari e dal calore del pubblico.

Tuttavia, certe battaglie, quelle con se stessi in primis, non hanno mai esito scontato. Nessuno schieramento, nessun piano di combattimento. Possono esserci, però, armi ed alleati potentissimi. La musica, per Chris e Chester, è stato questo. Il modo attraverso cui hanno comunicato l’incomunicabile. Hanno dato suono al silenzio, al vuoto (“And I’m lost behind / The words I’ve never find” – Season, Chris Cornell // “I don’t know what’s worth fighting for / Or why I have to scream” – Breaking The Habit , Linkin Park).

E la musica è il regalo più prezioso che hanno lasciato a noi. Le loro canzoni sono diventate le nostre canzoni, le loro parole le nostre parole. Ci hanno preso per mano, ci hanno scosso per le spalle. Con un messaggio di coraggio, di speranza.

Perché noi che sentiamo così tanto, che ci emozioniamo così tanto e che percepiamo, talvolta, così tanto la caduta siamo un po’ come dei marinai al timone di una barca, quella della vita, alla costante ricerca della stella polare, di un faro, di un segno.

Io ho scorto quel segno in due loro pezzi, all’apparenza “lontani”, incredibilmente vicini. La metafora dell’imbarcazione. Ferry Boat di Chris Cornell (“When your eyes forget to well
And when your lies forget to tell / And when our paths forget to cross / It doesn’t mean you’re lost”).
L’immagine della luce che, pur non scorgendola, esiste. One More Light dei Linkin Park (“Just ‘cause you can’t see it / doesn’t mean it isn’t there”).

Apriamo gli occhi, scorgiamola di nuovo e rivolgiamo lo sguardo al cielo perché, ancor più da un anno a questa parte, due astri luminosi ci guidano nel firmamento.

A Voi, che custodisco nel mio cuore.

Laura Faccenda

Laura Faccenda

Dopo aver conseguito la laurea in Lettere Moderne e Contemporanee, prosegue gli studi nell’ambito della comunicazione e del giornalismo. Sulle orme delle sue due grandi passioni, la musica e la scrittura, frequenta il workshop di giornalismo musicale organizzato dalla rivista Rumore e il corso in Marketing, Management e Comunicazione della Musica presso la Santeria di Milano. Ha fatto parte della redazione del sito web di notizie e media Spazio Rock, Just Kids Magazine, Vez Magazine e dello staff dell’agenzia media/stampa Bizzarre Love Triangles. Collabora attualmente con la testata MusicAttitude e con Onstage. Lavora anche come copywriter creativa e ideatrice di testi.