Ci sono state delle costanti durante il periodo di lockdown. Degli appuntamenti fissi a cui affidare il senso di giornate di tempo dilatato, domande, bollettini, schermi di computer, cellulari, videochiamate, appunti e musica. La diretta del venerdì di Simon Neil dei Biffy Clyro è stato uno di quegli appuntamenti. Mai persa una, vista sempre live, mai recuperata in un secondo momento. E c’è stata una canzone in particolare che è arrivata come un imprevisto nell’imprevisto. Un caso fortuito, fortunato sicuramente. Una sorpresa. Un’emergenza nell’emergenza, al contrario di quello che recita il titolo. Alcune sirene che non brillavano da un po’, si sono riaccese, colorate, intermittenti, a giro irregolare, come il battito del cuore quando si emoziona.

Ci sono state delle costanti durante il periodo di lockdown. Degli appuntamenti fissi a cui affidare il senso di giornate di tempo dilatato, domande, bollettini, schermi di computer, cellulari, videochiamate, appunti e musica. La diretta del venerdì di Simon Neil dei Biffy Clyro è stato uno di quegli appuntamenti. Mai persa una, vista sempre live, mai recuperata in un secondo momento. E c’è stata una canzone in particolare che è arrivata come un imprevisto nell’imprevisto. Un caso fortuito, fortunato sicuramente. Una sorpresa. Un’emergenza nell’emergenza, al contrario di quello che recita il titolo. Alcune sirene che non brillavano da un po’, si sono riaccese, colorate, intermittenti, a giro irregolare, come il battito del cuore quando si emoziona.

Oggi, seduto sulla sedia che gli ho invidiato dal primo istante, Simon Neil ha suonato per l’ultimo livestream. Come sempre, come quel 3 aprile, i brani hanno parlato per me, in un frangente di logoramento dato dalla sospensione, dalla distanza, dalla pesantezza di un contesto che invade, di nuovo, più forte e più violento, stanze e case. Many of horror, alla fine. E quell’urlo che ha trafitto qualsiasi barriera e filtro telematico. Sì perché c’è qualcosa che oltrepassa qualsiasi cosa. Ho dovuto ammetterlo, ricredendomi. Qualcosa che vola in alto, è incontrollabile, inarrestabile come il vento. Lo percepisci, quando ti travolge. Abbassi le difese, respiri, ascolti, ti meravigli. Come ad un concerto. Come davanti ad un palco, con la mano sinistra appoggiata alla transenna e con la destra a stringerne un’altra.
Oggi, seduto sulla sedia che gli ho invidiato dal primo istante, Simon Neil ha suonato per l’ultimo livestream. Come sempre, come quel 3 aprile, i brani hanno parlato per me, in un frangente di logoramento dato dalla sospensione, dalla distanza, dalla pesantezza di un contesto che invade, di nuovo, più forte e più violento, stanze e case. Many of horror, alla fine. E quell’urlo che ha trafitto qualsiasi barriera e filtro telematico. Sì perché c’è qualcosa che oltrepassa qualsiasi cosa. Ho dovuto ammetterlo, ricredendomi. Qualcosa che vola in alto, è incontrollabile, inarrestabile come il vento. Lo percepisci, quando ti travolge. Abbassi le difese, respiri, ascolti, ti meravigli. Come ad un concerto. Come davanti ad un palco, con la mano sinistra appoggiata alla transenna e con la destra a stringerne un’altra.

Standing side by side
We’ll take this whole place
The light leaves me terrified
I hate when the darkness dies
Don't you ever want to be brave?
It seems that we feel the same way.

Laura Faccenda

Laura Faccenda

Dopo aver conseguito la laurea in Lettere Moderne e Contemporanee, prosegue gli studi nell’ambito della comunicazione e del giornalismo. Sulle orme delle sue due grandi passioni, la musica e la scrittura, frequenta il workshop di giornalismo musicale organizzato dalla rivista Rumore e il corso in Marketing, Management e Comunicazione della Musica presso la Santeria di Milano. Ha fatto parte della redazione del sito web di notizie e media Spazio Rock, Just Kids Magazine, Vez Magazine e dello staff dell’agenzia media/stampa Bizzarre Love Triangles. Collabora attualmente con la testata MusicAttitude e con Onstage. Lavora anche come copywriter creativa e ideatrice di testi.

Lascia un commento