Se l’acqua costituisce oltre il 60% dell’organismo degli esseri viventi, per quanto mi riguarda, la restante parte è composta da cellule, muscoli, nervi, ossa (qualcos’altro, sicuramente…non me ne voglia la mia professoressa di scienze) e pensieri. Ecco, la formula chimica “acqua + pensieri”, assieme al reagente “corsa”, darà matematicamente un risultato: l’esplosione. Una di quelle che radono al suolo qualsiasi struttura e sovrastruttura delle stanze più buie e logore della mente.

La conseguenza, quindi, è tutt’altro che tragica. È questione di pulizia, ordine, restauro. Un gran lavoro, eh. Certo. Quella mobilia, infatti, frutto di un’occupazione abusiva di dubbi e domande, è pesante da spostare, una volta deflagrata. Quanto sembra accurata ed affascinante, poi, la disposizione. Il riempimento, per non avvertire il vuoto. La polvere sotto il tappeto.

Avviene lo stesso quando nevica così tanto da ricoprire tutto: non è meraviglioso un mondo protetto da quel cuscino candido, morbido, vellutato? Rallentano le lancette, talvolta si fermano le attività, si indossano gli abiti, le tute, gli scarponi caldi e goffi della stagione invernale più fredda. Benché i pupazzi, re dei giardini e delle piazze, sorridano immobili ed il paesaggio sfoggi il mantello più lucente, quella condizione non è così ideale. Per chi soffre oltremodo la morsa del freddo, per chi ha già sfumato la tavolozza delle emozioni in tonalità monocromatiche, le temperature sotto lo zero e la predominanza del bianco, piatto, totalitario, totalizzante possono comportare un duro confronto, riflesso delle calotte polari interiori.

E quanto è laborioso accoglierne ed accettarne la presenza. Esplorarle, analizzandone le cause della formazione. Mapparle, anche scivolando rovinosamente. Immergersi per sondare il livello di profondità della base può significare la morte per assideramento o il primo slancio di risalita. Volgere lo sguardo al cielo è un meccanismo automatico e compensatorio per scorgere solo quella che è la punta dell’iceberg.

Con gli occhi lassù, colmi di esasperato desiderio, c’è un fenomeno che si attende ardentemente: il disgelo. Pur non totale. Un istante di armistizio con un’armata rossa tutta personale. Il disgelo, “THE THAW”, in inglese. Una parola rapida, sussurrata, risolutiva. Come lo è stata, per me, l’omonima canzone dei Biffy Clyro, traccia numero tredici dell’album “Opposites“(2013). È trascorso non poco tempo dall’ultima occasione in cui l’ho ascoltata, suonata da Simon Neil, nei suoi livestream del venerdì, durante il primo lockdown. Si è ripresentata da sola, ieri, all’inizio della mia sessione di allenamento al mare.

Sono convinta che non sia una coincidenza. La musica – certa musica – arriva nell’esatto momento in cui la voce è debole, troppo debole per cantare, chiamare, chiedere aiuto. Sa che può essere l’unica entità miracolosa a rendere possibile un’illuminazione impossibile. Il cursore, lungo la linea retta del “play”, avanza per i tre minuti e quarantatré, moltiplicati per sei chilometri. Strada battuta a menadito, la sua, la mia. Un crescendo di passi, battiti, fatica, resistenza, ritmo, volume, versi, significati. Un’apertura celebrativa, picco strumentale e melodico, prima di una sentenza, al condizionale: “You could have taken it all, but you should have asked”.

Pronti, via. Ecco il disgelo. Le insinuazioni si sciolgono in armoniche riflessioni. La regola aurea della “causa-effetto” ribadita, ripetuta, a se stessi e agli altri. Perché è a loro che si affida – che affido, troppo di frequente – il valore da attribuire a certi gesti, contenuti, simboli e segni indelebili. Promemoria fondamentale, per me in primis: non va bene. Ciò che sentiamo nostro, aderente ad un vissuto specifico, ciò che identifica un ricordo o una rivelazione non può essere maneggiato, preso in prestito, sovrapposto, congelato, derubato. La preservazione e la difesa sono un diritto e un dovere.

Quante persone si incontrano sul viale che costeggia il lido? Chi corre, chi passeggia, chi si ferma a fissare la vela di una barca o a fotografare la traiettoria nitida dell’orizzonte. Chi di loro può rimanere senza parole dinnanzi alle fronde di un albero spoglio, nudo, timido nel lambire i primi granelli di sabbia? Qualcuno, forse. Nessuno, però, è attraversato dallo stesso brivido, dalla stessa vibrazione linfatica che quei rami ed io percepiamo, uno di fronte all’altra. Un’intersezione di piani, oltre il tempo, oltre lo spazio. Un’assonanza freudiana, un codice segreto, prima nascosto dalla neve, ora svelato: “The only thing to see us through (thaw?)”. L’artwork dell’album e del brano in loop nei muscoli, nei nervi, nel sangue, nelle vene e nelle orecchie è lì, teletrasportato, trasposto. Scarica elettrica da sindrome di Stendhal. Ne traccio i contorni corrispondenti, con le pupille sgranate di meraviglia.

Colgo le differenze. La macro differenza: sullo sfondo, non svetta nessuna montagna. Solo il gioco di dar forma alle nuvole, al limite, potrebbe nebulizzare un contorno, in lontananza. L’elemento predominante è, invece, il mare. Sinonimo di casa. Non una pennellata azzurra, ma la corrente – la vita – che torna a fluire. Il ghiaccio che si arrende al tepore, un calore recondito, sino ad una frazione di secondo precedente. Cristalli opachi si dissipano in perle di rugiada, gioielli preziosi sul legno tremante. Goccia a goccia, nota a nota, lacrima a lacrima. Non è ancora giunto l’inverno e sono sfiorata dalla carezza della primavera. Un miracolo, appunto.

Laura Faccenda

Laura Faccenda

Dopo aver conseguito la laurea in Lettere Moderne e Contemporanee, prosegue gli studi nell’ambito della comunicazione e del giornalismo. Sulle orme delle sue due grandi passioni, la musica e la scrittura, frequenta il workshop di giornalismo musicale organizzato dalla rivista Rumore e il corso in Marketing, Management e Comunicazione della Musica presso la Santeria di Milano. Ha fatto parte della redazione del sito web di notizie e media Spazio Rock, Just Kids Magazine, Vez Magazine e dello staff dell’agenzia media/stampa Bizzarre Love Triangles. Collabora attualmente con la testata MusicAttitude e con Onstage. Lavora anche come copywriter creativa e ideatrice di testi.