«Eccomi» è l’esclamazione che ha risuonato qualche giorno fa mentre guardavo il livestream del concerto dei Pearl Jam a Roma, nel 2018. Sono questa pennellata che urla sul finale, in coro, “Keep On Rockin’ in the Free World”, all’interno del quadro puntinista in cui si era trasformato l’Olimpico in quel 26 giugno. Ed «eccomi» è la stessa espressione a cui si ricorre quando si arriva, quando si risponde affermativamente ad una richiesta o ad una chiamata, quando ci si presenta o quando ci si riconosce. «Eccomi, sono io».

Nel cambiamento, nel dolore, nella sospensione epocali ed apocalittici dell’anno che – per fortuna – ci lasceremo alle spalle, ciò che mi è mancato di più è stato riconoscermi nello specchio che più mi rappresenta, più delinea e sottolinea i miei segni particolari: la musica live. Nei momenti di condivisione, incontro e pieno respiro dietro e davanti al palco. Il succo concentrato del significato stesso dell’esistenza: l’attesa di quegli attimi, l’apice dell’emozione che sfiora l’iperbole stessa della felicità, le luci che si spengono in un’ombra agrodolce, vuoto di realtà, consapevolezza che, fuori da quei cancelli, tutto prosegue nella norma, nell’abitudine. Calendario e giorni rossi da cerchiare compresi. I prossimi appuntamenti, con gli artisti, con il volume, con se stessi.

Nel 2020 mi trovata spesso faccia a faccia con me stessa, senza tutto quel mirabolante contorno, talvolta anche in scontri severi e faticosi. La musica è stata fedele compagna, rifugio protetto, chiave di lettura. Sono stata folgorata dal talento di Dermot Kennedy, dalla sua voce avvolgente e tramante come il vento che increspa le acque di un golfo irlandese. Mi ha rassicurata, fatto sognare notti fuori dal tempo, città incantate.

Mi è capitato di perdere la strada, non capire quale fosse il mio posto nel mondo e poi ritrovarlo grazie ad un album che celebra la fine come nuovo inizio, grazie ai Biffy Clyro, alla loro linea del tempo continua, un filo, un bracciale perenne al mio polso. I titoli di coda appariranno solo quando a vincere sarà l’aggettivo “insostituibile“. E benché Mary sia ancora spaventata, ha ricevuto una dedica, una promessa: ci sarà sempre spazio per lei nel cuore di chi l’ha scelta.

Ho vestito i suoi panni, come quelli di Candy, ribelle così lontana nei decenni, così contemporanea, indipendente. C’era anche una sua foto assieme alla lettera inviata da Bruce Springsteen, mittente e destinatario della corrispondenza – e delle corrispondenze – durante la nostra personale corsa quotidiana.

Ho tenuto stretto a me quel timbro che è melodia di casa, di un carrilon, del luogo e degli abbracci a cui tornare senza paura, ogni volta. Campionatura dell’anima, distillato per labbra assetate, spiraglio oltre le crepe di cristallo, oltre tutto, nonostante tutto. Un nome che è entrato in famiglia, Noah, la sorpresa più rigenerante di questi mesi.

Dopo incredibili viaggi, di canzone in canzone, di scoperta in scoperta, ho riattraversato il portico di casa, quella dove sono cresciuta. Numero civico, “90”. Un cerchio che troverà sempre la quadratura per chiudersi e la faglia per riaprirsi, in un meccanismo congenito di benedizione e maledizione per chi percepisce la voragine che si dilata a colpi di chitarra, rabbia, che vibra con i movimenti tellurici della solitudine empatica, della sensibilità linfatica. È la propria attitudine all’amore. Non è lamento, è grido, è manifesto. Esserci, essere, per esclamare: «Eccomi». È questo il mio augurio per l’anno che verrà.

– “This is my kinda love”

Laura Faccenda

Laura Faccenda

Dopo aver conseguito la laurea in Lettere Moderne e Contemporanee, prosegue gli studi nell’ambito della comunicazione e del giornalismo. Sulle orme delle sue due grandi passioni, la musica e la scrittura, frequenta il workshop di giornalismo musicale organizzato dalla rivista Rumore e il corso in Marketing, Management e Comunicazione della Musica presso la Santeria di Milano. Ha fatto parte della redazione del sito web di notizie e media Spazio Rock, Just Kids Magazine, Vez Magazine e dello staff dell’agenzia media/stampa Bizzarre Love Triangles. Collabora attualmente con la testata MusicAttitude e con Onstage. Lavora anche come copywriter creativa e ideatrice di testi.